Luisa Bossa

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Lettera Aperta

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  • # 75 – Nessuna paura del dopo

    scheda

    01/12/16

    Sono le ultime ore di una campagna elettorale che ha toccato abissi di sconcertante pochezza. Il merito delle questioni si è spesso dissolto in una nebulosa polemica da fine del mondo, trasformando quella che è una normalissima consultazione democratica sulle modifiche della Costituzione in una sorta di Armageddon. Questa maniera di vivere la campagna elettorale amareggia, da qualunque parte provenga; così si toglie il gusto alle persone comuni, ragionevoli, di formarsi lentamente un’opinione, di esprimerla senza pesi, senza livore, nella fatica della loro necessaria complessità, come dovrebbe essere normale in un Paese civile e tra persone che ragionano.

    Un pezzo di enorme pressione psicologica sull’elettorato, in queste ore, si sta giocando sul tema del “dopo”. Cosa succederà il 5 dicembre, a urne chiuse e schede scrutinate? Io l’ho detto in tempi non sospetti, diverse settimane fa, quasi come se sentissi il cattivo odore di una campagna troppo aspra, fuorviante. Il 5 dicembre non succederà nulla. Come ha detto il presidente Obama, il giorno dopo il voto in un Paese democratico torna sempre a sorgere il sole, qualunque sia l’esito. Questo non significa che il responso delle urne sia ininfluente sul destino dell’Italia. E’ chiaro che ciascuno di noi vive nel convincimento che la vittoria della propria parte giovi al Paese mentre quella dell’avversario gli faccia fare un passo indietro. Ma parlare di scenari da fine del mondo, quasi post atomici, è surreale.

    Non ci sarà la fine della democrazia se vincerà il Sì. Non ci saranno il crack economico o il fallimento delle banche o la deriva dell’ingovernabilità se vincerà il No. Chiunque vinca, il giorno dopo ci sarà l’Italia, con le sue radici democratiche, le sue istituzioni repubblicane, i suoi punti di forza, che la terranno salda in qualunque scenario, e soprattutto ci saranno ancora tutti i problemi irrisolti.

    Questo, forse, dovrebbe essere il nostro vero timore sul dopo Referendum: far ripartire l’azione sulle grandi questioni sociali che, in questo periodo di aspra campagna elettorale, sembrano oscurate, messe in secondo piano. Invece, la politica trova un senso lì, in quei nodi cruciali, nel dialogo con la sofferenza delle persone, nel lavoro graduale sulle soluzioni, nella tessitura del filo solidale che tiene insieme le comunità.

    Passare più tempo a discutere di assetti istituzionali, cioè di noi stessi, e meno tempo a ragionare sui bisogni della gente, cioè lavoro, povertà, diritto allo studio, sicurezza sociale, diritto alla salute, è la vera sconfitta della politica e della democrazia. Non c’è sì e non c’è no che tenga, di fronte a una politica che si dimostra inerme e distante.

    Allora, in queste ultime ore di campagna elettorale, io vorrei solo dedicare un pensiero sereno al dopo. Chiunque vinca, bisognerà rimettersi al lavoro con serietà e rigore, tenendo da parte le contrapposizioni personali e le lotte per il potere, e concentrando tutto lo sforzo sul dolore delle persone, sul diritto di tutti a vivere con dignità.

  • #74 – Le parole che usiamo

    Red women's shoes are on display outside Mexico's consulate in El Paso in the U.S. July 27, 2012. Dozens of red shoes were put on display by visual artist Elina Chauvet in honor of the hundreds of women and girls who were killed in Ciudad Juarez. Long associated with crime and corrupt police, Ciudad Juarez has seen the murders of hundreds of women and girls since 1993. Despite international pressure to solve the murders, including support from writers, singers and Amnesty International, most cases remain mysteries. REUTERS/Jose Luis Gonzalez (UNITED STATES - Tags: CRIME LAW CIVIL UNREST SOCIETY)
    Con la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, anche il 25 novembre rischia di essere luogo di riti abitudinari, di sfilate ordinarie, di frasi fatte, di convegni ripetuti sempre uguali, di celebrazioni di routine, di messe laiche come quelle che in tutte le giornate celebrative un po’ ripuliscono la coscienza, un po’ confinano nell’angolo un discorso che dovrebbe essere, invece, sempre aperto. E’ per…

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  • #73 – Il caso Mastrogiovanni

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    Sono stati condannati a pene che vanno dai tredici mesi ai due anni di carcere, i medici e gli infermieri dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, ritenuti responsabile della morte del maestro elementare Francesco Mastrogiovanni. Non esulto mai per una condanna giudiziaria. Non manifesto mai soddisfazione per l’esito di un processo. Non mi felicito mai per la pena delle persone. Ma questa volta indico…

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  • #72 – Il rispetto è una cultura

    costituzione
    Molti conoscono il mio sentimento di amicizia personale per Pierluigi Bersani e per Gianni Cuperlo. A entrambi mi unisce una stima profonda, un affetto sincero. Mi è stato chiesto cosa pensi di questa improvvisa divisione tra i due sul tema refendario e quale sia, oggi, la mia posizione in merito. Come saprete, Bersani resta un convinto sostenitore del no, in ragione del combinato tra la…

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  • #71 – La barricata senza umanità

    A Gorino, piccola frazione di Goro, a sua volta piccolo comune in provincia di Ferrara, una barricata di uomini e donne ha bloccato l’arrivo di dodici profughi africani che erano stati destinati a quel luogo dopo essere sbarcati in Italia, attraversando quella solita lingua infernale di mare a cui migliaia di persone affidano tutto: la vita e la morte, la speranza e la preghiera. Quella…

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  • #70 – Lavoro buono, questione di dignità

    caporalato
    Mi fa piacere segnalare, questa settimana, l’approvazione a Montecitorio, della nuova legge contro il caporalato in agricoltura. Si tratta del via libera definitivo, dal momento che la normativa era stata già approvata, nell’agosto scorso, dal Senato. Mi fa piacere per due motivi. Uno politico: la legge è stata approvata senza voti contrari, con la collaborazione di tutte le forze politiche. Naturalmente, l’ha voluta fortemente il…

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Lettera Aperta - Archivio Completo

Luisa Bossa


Biografia Minima


Sposata, tre figli, è insegnante di latino e greco.


Attiva nel volontariato sociale, ha militato nel Movimento per la Pace e nel Movimento Internazionale per la Riconciliazione.


È stata Sindaco di Ercolano dal 1995 al 2005 ottenendo dall’Unicef il riconoscimento di “Sindaco difensore dei bambini”.


Ha promosso il Patto Territoriale del Miglio d’Oro per lo sviluppo e la valorizzazione dell’area vesuviana costiera. Già presidente della Comunità del Parco Nazionale del Vesuvio.

Membro del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli Affari Esteri.
Consigliere regionale della Campania dall’aprile 2005 e presidente della VI Commissione regionale permanente: istruzione e cultura, politica sociale, attività per il tempo libero.

E’ stata componente della Commissione Affari sociali.
Attualmente membro della Commissione Parlamentare Antimafia
e della Commissione Cultura e Istruzione.
Nel febbraio 2013 è stata rieletta deputato al Parlamento per il Partito Democratico.

 

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