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Il riassunto settimanale di quello che è successo alla Camera, in Assemblea e nelle Commissioni: bit.ly/Newsletter_300… #Montecitorio7



Lettera Aperta

Questa settimana parliamo di…


  • #67 – Chi pensa ai giovani?

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    01/10/16

    La mia è una generazione fortunata. Ci siamo scansati giusto in tempo la tragica dittatura nazifascista, il dramma della Seconda guerra mondiale, la fame del dopoguerra; siamo cresciuti negli anni del boom economico, quando l’Italia era illuminata di fiducia e di speranza; abbiamo studiato, ci siamo laureati e siamo entrati nel mercato del lavoro. Abbiamo potuto fare il salto sociale, abbiamo faticato, certo, com’è giusto, e anche duramente. Ma abbiamo avuto un certo benessere, una stabilità economica e personale che ci ha consentito di progettare le nostre esistenze, e ci siamo, così, anche costruiti una previdenza, una prospettiva pensionistica abbastanza solida (per qualcuno di più, per qualcuno di meno) con cui guardare alla vecchiaia senza troppe angosce.

    La generazioni precedenti alla mia sono state molto meno fortunate: guerre mondiali, dittature, miseria vera. E sfortunate sono state anche le generazioni successive: precarietà, flessibilità, crisi del mondo industriale, disoccupazione, crisi economica globale e terrorismo internazionale.

    A loro, i giovani e anche ormai non tanto giovani, ai nati dagli anni Settanta in poi, noi dobbiamo offrire molta più attenzione. Non per immaginare che possano vivere quello che abbiamo vissuto noi (quel tempo è passato e il presente è più duro) ma per provare almeno a mitigare le difficoltà, a strutturare delle risposte quanto meno di resistenza dentro un mondo che complessivamente va in altre direzioni e che non lascia alternativa alla necessità di trovare un proprio passo, un proprio senso dentro una fase tutta nuova.

    Faccio questa riflessione rispetto alle notizie provenienti dal Governo sulla Legge di stabilità. Si parla di pensioni. Si parla di sei miliardi di euro in tre anni per aumentare quelle basse. Si parla di garantire l’uscita anticipata dal lavoro per tutti quelli beffati dalla legge Fornero. Misure che muovono da esigenze condivisibili, giuste e che mi sento di sostenere. Ma mi colpisce che, ancora una volta, ci si rivolge alla mia generazione e non a quei giovani e ormai meno giovani di cui parlavo prima, che sembrano i veri invisibili del nostro tempo: nessuno si occupa di loro sul fronte del lavoro, sul fronte dei salari e nemmeno rispetto ad una prospettiva pensionistica a cui pure bisognerà pensare.

    I giovani hanno di fronte un sistema tutto contributivo: prenderanno di pensione esattamente quello che verseranno. Ma come versano se non lavorano? Come si possono garantire continuità contributiva se hanno lavori a pezzi, a progetti, in nero? Come mettono insieme abbastanza contributi se prendono salari al minimo, per giunta occasionali, alternati a periodi di nero o di disoccupazione? La risposta è semplice: rischiano di non avere alcuna pensione. Cioè, prenderanno la sociale e i contributi versati saranno una sorte di tassa aggiuntiva.

    Mi colpisce che non se ne parli abbastanza. E, per questo, mi ha colpito che nella furia del dibattito, un giovane deputato del Pd, invece, abbia sentito il bisogno di richiamare la politica su questi temi. Lui è l’ex capogruppo Roberto Speranza che ha chiesto una totale revisione delle regole del sistema pensionistico. Con un gruppo di lavoro composto da esperti e parlamentari (Angelo Marano, Michele Raitano, Laura Pennacchi, Marialuisa Gnecchi e Maria Cecilia Guerra), sono state individuate due proposte. La prima è di tenere conto non solo dei periodi in cui il giovane ha lavorato e versato contributi effettivi ma anche di quelli di disoccupazione involontaria, a cui deve corrispondere una contribuzione figurativa. La seconda è di fissare una pensione contributiva di garanzia, una sorta di minima per chi versa contributi bassi per anzianità e ammontare. Due misure che darebbero una speranza, una possibilità, traccerebbero una strada per penalizzare meno chi è già stato penalizzato dalla storia, e ci darebbero anche la possibilità di ricucire una frattura generazionale.

    Si può fare, facciamolo.

  • #66 – Nuovi strumenti contro il bullismo informatico

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    Ha impressionato tutti il caso di Tiziana, la giovane donna napoletana che si è annodata al collo un foulard per togliersi la vita nello scantinato di casa, dopo essere diventata per oltre un anno, contro la sua volontà, un tormentone del web. Alcuni sconosciuti avevano, infatti, divulgato, senza il suo permesso, foto e video hard che lei aveva girato. Questi materiali avevano avuto una diffusione…

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  • #65 – Spazio ai giovani ma colti e umili

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    Lui lo ha chiamato lapsus, quello che una volta si definiva errore di distrazione. Ha detto Venezuela ma voleva dire Cile, perché lui lo sa che Pinochet è stato un dittatore cileno e non venezuelano. Volete che non lo sappia? Magari non conosce la differenza tra dittatura militare e democrazia ma volete che non sia in grado di distinguere il Cile dal Venezuela? Errore di…

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  • # 64 – La grande questione dei ragazzi di Napoli

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    (Riprendiamo, dopo la pausa estiva, l’appuntamento settimanale con la lettera aperta). Fa discutere ed emozionare, il docufilm che il giornalista Michele Santoro ha appena presentato al Festival del cinema di Venezia. Si chiama Robinù ed è una serie di interviste a ragazzi di camorra, ai loro familiari, messe in sequenza in modo da montare un ritratto di generazione, un racconto di territorio, un quadro sociale….

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  • #63 – Il mio no

    costituzione
    Dopo un’attenta riflessione, la mia scelta, per il prossimo referendum costituzionale, è per il no. Si tratta di un orientamento maturato nel ragionamento di merito, con riguardo ai vari aspetti dell’assetto istituzionale che uscirebbe dalla riforma. Non è un no polemico, non è un no contro il governo. E’ un no ad una riforma che – come tutte – contiene elementi positivi ed elementi negativi…

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  • # 62 – Non una guerra, peggio

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    Dopo la nuova, drammatica, azione terroristica in Francia, nella chiesa di Rouen, che è costata la vita a un anziano e commovente sacerdote, si è ricominciato a parlare di guerra, indicando i raid delle frange islamiche radicali dell’Isis addirittura come guerra di religione. Credo che si faccia diffusamente ricorso all’espressione guerra per indicare la gravità e la durezza dei fatti a cui assistiamo, come se…

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Lettera Aperta - Archivio Completo

Luisa Bossa


Biografia Minima


Sposata, tre figli, è insegnante di latino e greco.


Attiva nel volontariato sociale, ha militato nel Movimento per la Pace e nel Movimento Internazionale per la Riconciliazione.


È stata Sindaco di Ercolano dal 1995 al 2005 ottenendo dall’Unicef il riconoscimento di “Sindaco difensore dei bambini”.


Ha promosso il Patto Territoriale del Miglio d’Oro per lo sviluppo e la valorizzazione dell’area vesuviana costiera. Già presidente della Comunità del Parco Nazionale del Vesuvio.

Membro del Comitato interministeriale per i diritti umani presso il Ministero degli Affari Esteri.
Consigliere regionale della Campania dall’aprile 2005 e presidente della VI Commissione regionale permanente: istruzione e cultura, politica sociale, attività per il tempo libero.

E’ stata componente della Commissione Affari sociali.
Attualmente membro della Commissione Parlamentare Antimafia
e della Commissione Cultura e Istruzione.
Nel febbraio 2013 è stata rieletta deputato al Parlamento per il Partito Democratico.

 

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