#100 – Bilancio e obiettivi

#100 – Bilancio e obiettivi

In prossimità dell’ormai imminente pausa estiva, voglio fare con gli affezionati lettori che seguono la mia lettera aperta un piccolo bilancio di mezzo cammino e una mappa di obiettivi per l’autunno.
Questo è stato un anno complesso e al tempo stesso ambizioso, pieno di energie in movimento. Si è aperto, come ricordiamo, con l’elezione di Trump negli Usa, seguita alla vittoria della Brexit nel Regno Unito. Due eventi che sembravano proiettare un’ombra cupa sul destino delle democrazia occidentali. Invece, successivamente, le elezioni in Austria e Francia, e in qualche modo anche quelle britanniche, hanno aggiustato il tiro e ci hanno fatto comprendere che di fronte a proposte concrete, reali, che parlino ai bisogni della gente, si può stare dentro la sfida democratica senza agitare i vessilli demagogici del populismo, che, per sua natura, in quanto fomentatore di sfiducia nelle istituzioni, è di destra.
Macron, in particolare, con la sua straordinaria vittoria alle presidenziali francesi, ci ha segnalato due cose: la prima è che i partiti tradizionali sono ormai tramontati. Il consenso è volatile, si sposta, si aggrega, si raccoglie e si perde in poco tempo, fondamentalmente su suggestioni e visioni, su progetti che guardino al futuro, e tutto diventa così possibile. A volte anche l’impossibile.
La seconda cosa è che si fa un po’ strada, pericolosamente, l’idea dell’uomo solo al comando, che forse era il nucleo originario e ispiratore anche della proposta referendaria di Renzi, persa lo scorso 4 dicembre.,
Personalmente considero positivo, da una parte, lo smantellamento delle rendite di posizione dei partiti come li abbiamo conosciuti: il consenso va ricostruito e ritrovato, giorno per giorno. Ma mi preoccupa l’idea che un uomo possa pensare di fare tutto da solo. Non è solo una idea pericolosa ma è anche sbagliata, perché non funziona. Le comunità si governano coinvolgendole, rendendole protagonista.
Qui vengo ad un altro evento di questa prima parte del 2017 che ha segnato la nostra scena politica: la scissione nel Pd e la nascita di Articolo Uno Mdp. Io, come sapete, ho aderito alla nuova formazione politica con convinzione e sicurezza. Non che non mi sia dispiaciuto lasciare il progetto del Pd, a cui avevo aderito con entusiasmo nella scia di Walter Veltroni, che disegnò un orizzonte largo, ambizioso, che si è via via perduto. Cos’è rimasto di sinistra nel Pd? Sono stati i nostri elettori i primi ad andare via. Noi li abbiamo seguiti, prima dentro un disagio poi dentro una scelta. Oggi, con Mdp, la sfida è a sinistra: lavoro, sviluppo, equità, giustizia sociale, diritti, democrazia, partecipazione. Sono le parole d’ordine della nostra battaglia. Sono, peraltro, quelle delle nostre radici culturali, del nostro campo. Non pensiamo a una ridotta di reduci né a una formazione massimalista e velleitaria. Noi vogliamo costruire una sinistra di governo che, però, quando governa si ricordi di essere la sinistra.
Dalla frontiera di Mdp, con uno sguardo responsabile ma critico sul governo, abbia affrontato da marzo a oggi temi importanti: la battaglia per le preferenze nella discussione sulla nuova legge elettorale, poi naufragata; l’impegno per rendere i beni culturali, beni di tutti, sia in termini di valorizzazione sia rispetto alla loro riproducibilità; l’impegno per annullare alcuni errori commessi con la Buona scuola; la lotta per dare a questo Paese un Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, che ha portato la Camera a votare una nuova e buona legge sul Biotestamento, oggi in attesa al Senato.
Più di recente, la drammatica sequenza di incendi sul Vesuvio, e non solo, ci ha riproposto il quadro di un Paese senza prevenzione, senza manutenzione, senza cura. Un Paese dove una pioggia intensa provoca crolli e morti. Una prolungata stagione senza pioggia provoca carenze idriche. Una fase di caldo attiva incendi devastanti. Un Paese dove non si previene, non si bonifica, non si tutela il territorio. Su questa critica, abbiamo costruito una battaglia parlamentare, innanzitutto con il cosiddetto decreto Mezzogiorno. Abbiamo chiesto che 500 giovani venissero avviati, com’è successo per la cultura, ad un’attività di prevenzione e tutela del patrimonio boschivo del Vesuvio. Più in generale, abbiamo chiesto che venisse creato un grosso piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio. Un piano capace di far coincidere investimenti pubblici e sostegno all’economia con tutela e protezione.
Che autunno ci aspetta, a questo punto? I dati economici sono buoni. Si torna a crescere, il Sud meglio di tutti, la Campania pure. Cresce anche l’occupazione. Ma i dati Svimez ci dicono che pur crescendo così e costantemente, il Sud recupererà quanto perso con la crisi dal 2008, solo nel 2029.
C’è molta strada da fare. Va fatta con determinazione e, però, con lo sguardo puntato sui bisogni dei più deboli: più lavoro, certo, ma più lavoro di qualità, stabile, ben retribuito. Più lavoro, per cui più investimenti, sia pubblici sia privati. Lo sviluppo e il lavoro restano i due temi portanti. Dovranno avere nella manovra finanziaria di ottobre un posto centrale, e noi dovremo batterci per destinare a queste due battaglie tutte le energie.
Siamo pronti.
Intanto buone vacanze a tutti e arrivederci a settembre.


Luisa Bossa

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