#104 – Non festeggiare ma costruire comunità

#104 – Non festeggiare ma costruire comunità

Si è aperta mercoledì e continuerà fino a domenica, a Napoli, a Santa Chiara, la festa nazionale di Articolo Uno Mdp. C’è stato un momento difficile, nella giornata di apertura. Una contestazione dura, che ha di fatto interrotto un dibattito e determinato le condizioni perché il governatore De Luca, invitato per la sera a un confronto col presidente toscano Rossi, non potesse più partecipare. E’ stato un peccato.

Noi nasciamo come forza politica per essere radicali sui temi del lavoro, della giustizia sociale, dell’uguaglianza, della legalità, ma moderati nel lavoro politico. Crediamo nella costruzione non nelle urla. Crediamo nel dialogo non nella contrapposizione violenta. Crediamo nella tessitura democratica non nello scontro.

Quello che è successo all’apertura della nostra festa ci dovrà essere di lezione. Con ambienti organizzati della contestazione, che ovviamente non guardano politicamente a noi né al centrosinistra, e mai lo faranno, ci dovrà essere la stessa interlocuzione che si deve avere con tutti gli strati della cittadinanza. Ascolto, attenzione, valutazione degli argomenti e dei temi posti. Ma nessun cedimento sul terreno dei nostri valori e della nostra pratica politica. Nessuna subalternità. Neppure nessuna giustificazione della violenza, perché quella di arrivare in un luogo, interrompere un dibattito con urla e insulti, impedirne lo svolgimento non è dialettica democratica, non è neppure contestazione, è violenza. Ed è estranea al nostro lessico politico. Va tenuta fuori perché ci snatura, ci porta altrove.

Chiarito questo punto, bisogna però dire che questa festa sta dimostrando con bei confronti vivaci, ricchi di spunti, che una comunità deve incontrarsi sui temi e mettersi in carne e ossa insieme.

L’ho scritto in un articolo pubblicato da Repubblica Napoli nei giorni scorsi, e lo ribadisco. Nell’era del web, dei social, ha ancora senso fare le feste come una volta? Organizzare convegni, incontri come da tradizione? Per me, sì. Ovviamente non in contrapposizione ai nuovi media ma nel riconoscimento del bisogno – che secondo me è crescente – di esserci in carne e ossa. Esserci di persona. Stare sui luoghi, tra la gente. Si avverte la necessità di sentirsi fisicamente parti di una collettività.

La politica resta una grande esperienza umanistica. Un cammino di uomini e donne che si interrogano insieme. E questo ha bisogno anche di luoghi fisici, non solo immateriali. La comunità deve incontrarsi e deve parlarsi. Mdp lo sta facendo a Napoli, con un’attenzione forte ai temi, che poi saranno piattaforme di programma per le prossime elezioni. Abbiamo parlato di ambiente, di scuola, di cultura, di giustizia, di legalità. Parliamo innanzitutto di lavoro, di sviluppo, di crescita economica, di equità.

La abbiamo fatto ascoltando e raccontando il nostro punto di vista. Mettendo in rete le esperienze, le competenze. Aprendoci anche alle contaminazioni, mescolando le nostre opinioni ad altre diverse, facendo quello che deve fare la politica, in ogni tempo, e in ogni fase. Riconoscersi l’un l’altro, parlarsi, provare a capirsi. Costruire insieme un progetto di destino.

Ci stiamo provando, continueremo a farlo.


Luisa Bossa

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