#106 – Una brutta pagina

#106 – Una brutta pagina

E’ stata una brutta settimana per la democrazia parlamentare italiana. Lo dico con nettezza: non pensavo si potesse arrivare a tanto. Mancano pochi mesi alle elezioni. Si fa una legge elettorale brutta, pasticciata, e la si impone alla Camera col voto di Fiducia. Mi pare ci siano pochi precedenti nella storia italiana e tutti non edificanti.
Ho scritto, nei giorni scorsi, che prima di questo avvenimento la Fiducia sulla legge elettorale si era vista solo tre volte: con Mussolini, con De Gasperi e con Renzi. Alcuni mi hanno criticato per questa osservazione. Poiché ho l’abitudine di leggere i commenti delle persone che hanno la gentilezza di seguirmi, voglio chiarire a chi si è dispiaciuto il senso del pensiero. Il mio non era un paragone politico ma storico. E’ chiaro che non c’è alcuna assonanza possibile tra Mussolini e De Gasperi. Come non c’è tra De Gasperi e Renzi. Sono figure totalmente diverse in periodi storici totalmente diversi. Ma c’è un elemento comune alle singole vicende che non va sottovalutato: in tutti i casi citati, con la Fiducia sulla legge elettorale si è tentato un colpo di mano. Si è provato, cioè, a strozzare il dissenso e a imporre un meccanismo che le forze politiche e le forze sociali non volevano.
Una prova di forza, quindi, che storicamente è sempre tornata contro chi la promuoveva. Perché le radici democratiche, per fortuna, sono salde, e chi tenta la spallata generalmente la spalla se la sloga.
Non mi conforta, però, sapere che questo atto di protervia sarà pagato nelle urne da chi lo ha compiuto, come del resto già è stato qualche tempo fa con Renzi. Resta, infatti, l’amarezza per aver dovuto assistere a uno spettacolo di questo tipo.
La legge elettorale è sempre un meccanismo complesso. Non esistono strutture perfette e ognuna di queste ha necessità di essere calibrata sul contesto sociale e sulla situazione storica. Per questo, la legge elettorale meritava un dibattito ampio, partecipato, libero, ispirato. E non un braccio di ferro assurdo su regole che, così, sembrano rispondere solo a un disegno di parte. Peraltro, producendo un marchingegno elettorale con mille falle. Ci sono ancora le liste bloccate, c’è un voto unico su una scheda articolata con varie proposte, ci sono coalizioni finte messe assieme solo per provare a strappare un voto in più, ci sono liste civetta, e tutto questo senza neppure avere in cambio alcuna garanzia di governabilità. Tanto che si profilano già, per il dopo elezioni, altre larghe intese. Le stesse, del resto, che hanno prodotto la legge. Non a caso.
Come ha detto Bersani, è tutto l’impianto di questa storia che non funziona. Allontana i cittadini ancora di più, li spinge ai margini, non li fa decidere, produce l’ennesimo arroccamento delle classi dirigenti sempre più separate dal popolo. Esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare in una fase di crisi, dove la forbice – già spalancata per ragioni economiche e sociali – andrebbe almeno chiusa nei luoghi della rappresentanza, in modo da costruire istituzioni che siano davvero l’espressione della volontà popolare. Purtroppo, con questa legge, il sentimento dei cittadini è ancora più silenziato. Ancora più messo ai margini.


Luisa Bossa

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