#107 – Il disegno di Renzi e Berlusconi

#107 – Il disegno di Renzi e Berlusconi

Mentre il Pd, in Parlamento, salda il suo rapporto con Verdini e Berlusconi, in vista del dopo elezioni, anche Pietro Grasso, magistrato antimafia, presidente del Senato, lascia quel partito e decide che è arrivato il momento di fare un cammino nuovo.

Difficile non leggere questi due avvenimenti insieme, e non individuare nei due passi, il tratto di un’identità. La mia si riconosce, chiaramente, più in Grasso che in Verdini, e il fatto che questo strappo arrivi proprio a ridosso delle elezioni siciliane consegna un elemento di riflessione in più. Quella regione è uno snodo cruciale: ci sono tutte le questioni aperte del Paese (mafia, ritardo economico, sottosviluppo) e tutte le risorse per risolverle (capitale umano, paesaggio, cultura, bellezza). Qual è il progetto per quella terra? Rimettere insieme i comitati d’affari o costruire il riscatto? Noi, con Claudio Fava, anche correndo con difficoltà fuori dai poli, puntiamo a una netta discontinuità, un cambio di passo. Altri, invece, scelgono la strada della consuetudine, degli schemi sempre uguali, o dei dilettanti allo sbaraglio. Voglio credere che il gesto di Grasso, che di Sicilia ne capisce, arrivato proprio ora, sia un segnale lanciato anche in quella direzione.

Certo, quello che è accaduto in Parlamento con il cosiddetto Rosatellum bis è gravissimo e non lascia indifferenti. Ne va della qualità della democrazia.

Viene confezionata, a pochi mesi dal voto, una legge elettorale su misura dei due partiti che hanno già in mente di allearsi dopo il voto per governare insieme. Pd e Forza Italia si cuciono addosso una legge che riduce le ambizioni dei Cinque stelle, isola chi compone discorsi di autonomia, fa scegliere gli eletti ai capipartito tra i fedelissimi, rende impossibile per chiunque raggiungere la maggioranza così che, dopo le elezioni, quei due partiti saranno chiamati a “collaborazione istituzionale”, e governeranno insieme.

Del resto, Berlusconi e Renzi si amano molto di più di quanto il cavaliere non ami Salvini o il toscano non ami la sinistra, no? Metteranno insieme coalizioni finte e fingeranno di duellare. Poi le aggregazioni si scomporranno e Pd e Forza Italia sigleranno l’intesa, per fare un governo sostanzialmente moderato e di centro e tenere il potere – che è altra cosa di governare – per un bel po’ di anni.

Questo disegno lo abbiamo visto in tanti, e da tempo. Ecco perché si è arrivati alla dura decisione di lasciare quel partito, di camminare in altra direzione. Ecco perché lo hanno fatto in tanti, anche con storie unitarie alle spalle. Pierluigi Bersani non è certo uomo di estremismi, come pure Pietro Grasso. Uomini delle istituzioni, uomini di governo, non di piazza. Che però hanno capito l’approdo e non ci stanno.

Quella doppia fiducia alla Camera e poi al Senato sul Rosatellum bis sono stati l’ultimo strappo. Non c’è alcuna sensibilità verso la tenuta delle istituzioni. Non c’è alcuna cura verso la tessitura democratica. Non c’è nessuna tensione ideale e repubblicana. C’è l’ansia di potere, c’è l’ambizione, c’è il personalismo, c’è la voglia di comando.

Con questa legge elettorale, un paio di capi comporranno le loro truppe e poi piegheranno gli interessi del Paese a quelli personali. A noi il compito di spiegare questo agli elettori e di piantare la bandiera della democrazia costituzionale e dei valori che ci hanno allevati, a sinistra, e che non possiamo certo mettere da parte ora.


Luisa Bossa

Comments are closed.