#108 – Lo spettacolo Italia

#108 – Lo spettacolo Italia

Una legge importante ma non basta. C’è ancora molto da fare. Tanti i punti critici, tante le zone d’ombra. Ma qualcosa si muove ed è giusto segnalarlo. Con questo spirito, anche Mdp, nei giorni scorsi alla Camera, ha approvato la nuova legge sullo spettacolo, che arriva dopo la legge sul cinema, e programma un riordino di una materia che attendeva da tempo una regolamentazione profonda.

A nome del mio gruppo, sono intervenuta nell’Aula di Montecitorio per ricordare alcuni aspetti che considero cruciali, anche alla luce di altri impegni che mi vedono al lavoro in questi settimane (penso alla vicenda del Conservatorio di Napoli) e in ragione della costruzione programmatica che, come Mdp, ci apprestiamo a fare sui territori in vista della nostra assemblea nazionale del 19 novembre prossimo.

La cultura, in questa mappa, deve essere una stella polare. Il nostro riferimento. Ho ricordato in Aula l’articolo 9 della Carta costituzionale. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. Come sempre, si dice tutto con poche, essenziali, mirate parole. Promuovere non la cultura in quanto tale, ma lo sviluppo della cultura: quindi il suo divenire, la dinamica culturale, la crescita, la sperimentazione. Non quello che c’è ma quello che deve esserci. Dentro, peraltro, un legame con il paesaggio e la ricerca scientifica. Come a dire che la bellezza si tiene la mano con la conoscenza, e tutti con la tutela ambientale, col patrimonio storico e artistico.

Ho voluto ricordare che tutto questo significa identità. Un concetto che non va declinato in termini di chiusura, di rivendicazione localistica, di muri alzati e barriere rigide. Ma come tratto di significato da cui partire per raccontare se stessi al mondo, e integrarsi in una grande idea di conoscenza globale.

In questo tempo vince chi è in grado di tenere salde le radici e libere le chiome. L’albero che non prende vento, che non si contamina, secca nella sua angustia. Ma l’albero senza radici secca ancora prima. L’Italia, nel suo lavoro sulla cultura, deve tener presente questi due elementi: tradizione e innovazione. Quindi, tutela e apertura.

La nuova legge sullo spettacolo contiene diversi passaggi positivi: il lavoro dal vivo, la musica popolare, il teatro di tradizione, la musica contemporanea, l’aggregazione giovanile e sociale, la formazione. Ma su alcune cose va fatto uno sforzo maggiore. Il welfare di chi lavora nello spettacolo, per esempio.

Il rapporto della CGIL intitolato Vita d’artista è folgorante: sono 140 mila i lavoratori dello spettacolo, ma solo il 4 per cento di essi supera un reddito netto annuale di 25.000 euro, la metà di questi non arriva a 5.000 euro netti l’anno. Un’indigenza totale su cui bisogna impegnarsi. Così come va rilanciato l’impegno sulle fondazioni liriche e sinfoniche. Il melodramma è nato in Italia nel Settecento ma la crisi che attraversa questo settore è davvero molto seria. Le risposte date in termini di riduzione dei salari, di tagli di posti di lavoro, di tentativi di recuperare quote di mercato sono state insufficienti: il debito delle fondazioni continua a crescere, in qualche caso è anche superiore al patrimonio di cui dispongono. È necessario che si apra nel Paese, al di là di questa legge, una discussione per capire come intervenire, cosa fare con urgenza. La legge, intanto, mette un mattone significativo nella ricostruzione di quel tessuto di conoscenza e valorizzazione delle risorse del Paese, che deve vederci impegnati sempre di più, anche sul terreno politico, a partire dai programmi e dalle strategie della prossima campagna elettorale.

 


Luisa Bossa

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