Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l'Assemblea nazionale "Per una nuova proposta"  (Mdp-Si-Possibile) a Roma, 3 dicembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

#110 – Uguali e diversi

Alla fine si è arreso anche Pisapia, dopo mille dubbi, tentennamenti, tira e molla. Si è arreso anche lui, che ci ha messo più tempo e più fatica. Non c’è sinistra sul pianeta Pd, inutile sperare nel miracolo. Del resto, non è certo senza sofferenza o per gioco che molti di noi se ne sono andati, avventurandosi su una strada tutta nuova. Se gente come Bersani, uomo di governo e di mediazione; se persone come Speranza, come Vasco Errani, gente tutt’altro che massimalista, hanno deciso che nello spazio angusto del Pd, così come si stava configurando, non ci fosse ossigeno per le radici della sinistra, è perché la situazione davvero non consentiva spazi di dialogo.

L’assemblea di domenica scorsa a Roma ha segnato, invece, già nel clima l’aria nuova che cercavamo. Una platea di giovani e sul palco un signore settantenne come Pietro Grasso che cita l’articolo 3 della Costituzione. Nuove generazioni e vecchie passioni, nuovi slanci e ideali storici: la sinistra unisce, non divide. Non lacera il vecchio per lanciare il nuovo ma costruisce mano nella mano, il futuro dal passato.

Un uomo come Grasso che è giovane per la politica, di esperienza per la vita, è davvero un simbolo alto per la nuova stagione che vogliamo aprire. Sobrietà, umiltà, dialogo, quasi timidezza, un passo indietro e niente spavalderie. Eppure una storia di coraggio e lucidità. L’antimafia in terra di Sicilia, l’amicizia con Giovanni Falcone, la guida della procura nazionale, la presidenza del Senato. La formazione, il lavoro e la voce comunque bassa, un tono sotto, non per paura ma per dignità.

Questo è Pietro Grasso, ma questa è la nostra comunità. Liberi, come siamo sempre stati, coraggiosi, forse incoscienti, nel dire sempre come la pensiamo, anche rischiando; e uguali, perché siamo tutti sullo stesso piano, dal basso, dall’alto, il vecchio e il giovane. Uguali e diversi, direi. Dove la diversità è ricchezza, apertura di orizzonte, discontinuità.

Tutto questo, mi si dirà, è molto idealistico e poco pratico. Alle prossime elezioni, divisi, perderete. Ho già detto che personalmente ho sempre preferito non perdere i miei ideali e la mia cultura, prim’ancora che le elezioni. Perdersi mi sembra il problema, più che perdere. Ma in ogni caso, si continua a far finta che alle prossime elezioni vincerà qualcuno. Non vincerà nessuno. Lo hanno deciso a tavolino con il Rosatellum. Non ci sarà premio di maggioranza. Per poter fare un governo, una coalizione o una forza politica dovrà prendere il 51%. Non accadrà per nessuno dei tre grandi contendenti. Ci sarà un parlamento in equilibrio, le coalizioni si scomporranno (infatti sono finte) e le maggioranze si costruiranno dopo, con i numeri che ci saranno.

Noi, in quel Parlamento, vogliamo portare molte voci della sinistra. Molte voci per il lavoro, per la giustizia sociale, per l’equità, per il welfare, per la sanità, per i diritti. La partita vera, per la vittoria o la sconfitta, sarà dopo, quando si dovranno costruire le azioni di governo in una fase di grande equilibrio: lì conterà avere forza. E noi speriamo di riuscire a farlo capire bene, a prendere così tutta l’aria che ci servirà, e poi restituire sinistra a un popolo e a un paese che ne ha un drammatico bisogno.


Luisa Bossa

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