#89 – Scissionisti? Sì, grazie.

#89 – Scissionisti? Sì, grazie.

Da quando abbiamo fondato Articolo Uno, il movimento dei democratici e progressisti, giornali e commentatori della politica ci indicano come gli “scissionisti”. A Napoli, il termine evoca un’orrenda pagina di lotta interna ai clan di camorra. Ricordiamo tutti la cruenta battaglia per il controllo dei traffici illeciti nell’area nord di Napoli, con la sanguinosa guerra interna al clan Di Lauro, la formazione di nuovi gruppi che hanno ingaggiato una vera e propria faida. Gli scissionisti, si chiamarono i camorristi che si erano rivoltati contro i Di Lauro. E da allora, almeno a Napoli, questa parola porta sempre a quello scenario.
Logico, quindi, che proprio quando abbiamo tenuto la nostra prima assemblea dei comitati promotori di Articolo Uno, a Napoli, alla Stazione marittima, qualcuno dei compagni napoletani abbia detto, dal palco, pubblicamente: “Non chiamateci scissionisti”. Qualcuno si è spinto fino a proporre il termine “ricostruttori”, per indicare più una voglia di compattare che quella di provocare faide. Ovviamente, come tutti sanno, se c’è un modo per far fare ai giornalisti (categoria alla quale mi onoro di appartenere, essendo pubblicista da alcuni anni) una cosa è quello di dirgli di non farla. Quindi, il non chiamateci scissionisti ovviamente è caduto nel vuoto. Anzi, qualcuno si è divertito ad annotare che gli “scissionisti non vogliono essere chiamati scissionisti”, riuscendo così a chiamarci in questo modo due volte nella stessa frase.
Per quanto mi riguarda, vi sorprenderò, io non ho paura di questa parola. Anzi, ne rivendico l’altezza morale. Le parole sono importanti, ce lo siamo già detti. Compongono lo spartito di quello che siamo. Parliamo come siamo. Siamo come parliamo. La scissione non è un termine negativo, nel mio lessico. Significa dividersi con chiarezza, nettamente. Significa spezzare. Significa separare le strade. Sì, siamo scissionisti.
Ci siamo voluti dividere. Lo abbiamo fatto con forza, convinzione, coraggio e siamo pieni di ideali. Poichè ogni parola ha il suo contrario, nella sintassi della politica, alla scissione si oppone il mettiamoci d’accordo. Noi non ci siamo voluti mettere d’accordo. Abbiamo voluto seguire il cammino dei nostri ideali: è da lì che è arrivata la chiamata. Non abbiamo nulla da guadagnare da una nuova, così avventurosa, strada. Potevamo stare al riparo del grande partito, nella grande casa con tanto spazio, e magari fare i puri, poi mediare, poi dissentire, poi ricomporre. Metterci d’accordo. Invece ci siamo scissi.
In biologia, la scissione evoca addirittura la riproduzione asessuata. Vita dalla vita. Ma noi ci siamo scissi davvero, non per copiarci e riproporci uguali ma dentro un respiro di totale novità. Sentiamo che il Paese ha bisogno di una nuova grammatica politica, fatta non di passerelle, di slogan, di campagna di comunicazione, di diapositive, di frasi ad effetto, di hashtag o di parole d’ordine demolitive. Ma di ascolto, di cammino tra le persone, di condivisione, di solidarietà, di unione delle forze; non di muscoli ma di abbracci, direi. Siamo, quindi, una cosa tutta nuova, tutta vera. E potevamo esserlo solo scindendoci. Mettendo le nostre idee da questa parte, e dicendo eccoci, dall’altra parte non ci siamo più, non ci sono più i nostri valori, il nostro sentimento, le nostre parole. Le parole così importanti che ci fanno grandi e ci raccontano al mondo.


Luisa Bossa

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