#95 – Beni culturali per tutti

#95 – Beni culturali per tutti

Forse ci siamo. La formula dubitativa è necessaria, visto che quando si parla dei lavori parlamentari mai nulla è sicuro. Ma è possibile, stavolta, vedere un risultato a cui stiamo lavorando da tempo. Il tema è la riproducibilità libera dei beni culturali, in particolar modo dei beni bibliografici e archivistici, oggi sottoposti a restrizioni incredibili, anacronistiche e decisamente dannose per gli studi e la diffusione della conoscenza.

La normativa sulla riproducibilità delle opere, infatti, nel sistema bibliotecario, pone grossi ostacoli alle esigenze generali di più ampia fruizione della cultura. Paradossalmente, oggi è possibile fotografare liberamente una qualsiasi collezione di stampe o di disegni all’interno, per esempio, dei musei, ma è vietato dalla legge fotografare e riprodurre digitalmente un codice o un libro storico conservato in un archivio o in una biblioteca.

Una vera assurdità.

Un limite che peraltro contraddice la nostra stessa Carta costituzionale che all’articolo 9, sancisce che la Repubblica “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, e all’articolo 33 ricorda che “l’arte e la scienza sono libere”.

Per rimuovere questo inconcepibile blocco, in occasione della discussione del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, presenterò un emendamento che potrebbe aprirci la via per una riforma, in verità già tentata con l’Art Bonus, tempo fa.

L’Art Bonus prevedeva proprio la libera riproduzione, senza limiti e senza oneri, di qualsiasi bene culturale. Poi, in Parlamento, durante la conversione in legge, furono esclusi da questa norma solo i beni bibliografici e archivistici.

Un colpo di mano, rispetto al quale si è attivata una vasta mobilitazione.

Io stessa, da componente della Commissione Cultura, ho proposto emendamenti e risoluzioni per tentare di sbloccare la situazione. Purtroppo, sempre senza esito. Ora, però, potrebbe aprirsi uno spazio.

Ricordo che stiamo parlando di una questione che solo apparentemente è minore. Riguarda, in realtà – come ha opportunamente sottolineato il Consiglio dei beni culturali -, “la promozione della libera ricerca”. Ci riferiamo, cioè, alla conoscenza e alla divulgazione del nostro patrimonio documentario che deve essere messo a disposizione, consentendone la riproduzione, a tutto il mondo della conoscenza.

Consentire la riproduzione, sia a fini personali che di studio, gratuita e senza limitazioni, con una semplificazione delle procedure autorizzatorie, è un vantaggio per il nostro patrimonio e non un limite. E’ una liberazione della conoscenza, non un attacco. E’ una valorizzazione del patrimonio, non un pericolo.

Naturalmente la liberalizzazione della riproduzione non deve intaccare l’esigenza primaria e ineludibile della tutela e della salvaguardia materiale dei beni. Ma dentro le garanzie sullo stato di conservazione, si deve agevolare la libera riproduzione, consentendo al maggior numero di persone possibile, studiosi e non, la piena fruibilità dei documenti. Ne va dello spirito costituzionale, ne va della diffusione e della divulgazione della conoscenza, ne va anche dei parametri minimi di logica e buon senso, che a volte si smarriscono.


Luisa Bossa

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