17/06/2017, Roma - Manifestazione nazionale CGIL contro i voucher.

#96 – Il dovere di provarci

Il tema è di quelli storici, anche in qualche modo irrisolti: come tutelare la propria identità senza alimentare dannose divisioni. E’ un tema cruciale, soprattutto per la sinistra, così legittimamente attenta alla coerenza, all’idealità, al rigore culturale da sembrare a volte ingenua, priva di un orizzonte strategico, di una capacità di ragionamento. Oggi la questione si pone con forza, soprattutto dopo la scelta di molti di noi di lasciare il Pd per costruire un movimento tutto nuovo. Inutile tornare sulle ragioni di quella scelta: ne abbiamo parlato a lungo e – credo – abbiamo spiegato a sufficienza. Quelle che chiede riflessione, oggi, è come costruire una unità di intenti nel campo del centrosinistra. Ha senso allearsi col Pd dopo essersene andati? E se non con il Pd, con chi, per ricostruire il centrosinistra?
Io la penso così: l’orizzonte che si disegna è di un fronte comune tra Renzi e Berlusconi, da una parte, e Grillo e Salvini, dall’altra parte. Noi siamo alternativi a entrambi i disegni, e lavoriamo per un altro scenario.
Uno scenario progressista, che provi a uscire da questo duplice ricatto morale: quello dei populisti e quello degli inciucisti. Proviamo, invece, a costruire un nuovo centrosinistra. Ma non con linguaggi settari ed estremismi. Ma stando sui temi. Perché è rimanendo sui temi che si parla anche al Pd, a quell’elettorato, e a quel gruppo dirigente, che rispetto alle politiche di questi anni, e agli scenari prossimi venturi, ha più di una perplessità.
La questione di unire le forze del centrosinistra, quindi, si affronta sulle idee. Il centrosinistra è tale se modula programmi che sono dentro la sua cultura. Se guarda a Berlusconi, smette di esserlo. Noi siamo alternativi alla destra, sia a quella moderata di Berlusconi, sia a quella demagoga e populista di Salvini e Grillo. Ma costruite il centrosinistra senza il Pd? No. Lo costruiamo con chi si riconosce nel centrosinistra per come esso è: una cultura di progresso. E lo costruiamo senza affezione alle sigle partitiche classiche, che valgono più per gli addetti ai lavori che per i cittadini.
In questo senso, il lavoro che sta facendo Pisapia è prezioso. Riporta la discussione sui temi:
ripresa economica, lotta alle diseguaglianze, disoccupazione giovanile. Chi ci sta a ragionarci? Chi mette insieme le sue idee con quelle di altri per costruire un programma comune? E’ da questo metodo che si riparte, per unire nella responsabilità di governo e provare a tirare fuori il paese dal disastro, perché tale è uno scenario dove bisogna scegliere tra Renzi/Berlusconi e Salvini/Grillo.
L’idea giusta è proprio quella del campo progressista: un terreno aperto, libero, dove si costruiscono contenuti di progresso, idee di governo, e si chiamano gli elettori – non il ceto politico – al confronto, alla costruzione, alla scelta.
La vera divisione che deve preoccupare è quella tra la sinistra e il suo popolo. E’ lì che bisogna costruire l’unità. Se lavoriamo bene, se torniamo a connettere le persone sulle idee, ci si ritrova per vie naturali e si possono tirare fuori grandi imprese capaci di piccoli miracoli. Abbiamo il dovere di provarci.


Luisa Bossa

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