#98 – Svoltare a sinistra

#98 – Svoltare a sinistra

C’è bisogno di una svolta a sinistra. Senza un cambio di passo non ha senso sostenere il governo Gentiloni, che se intende fare politiche di destra, deve andare a chiedere i voti a destra. Non poteva essere più chiaro, il tono del dibattito che Mdp ha costruito a Roma, l’altro giorno, nel Centro congressi Cavour, durante un’assemblea che ha rappresentato un appuntamento di costruzione della direzione politica del nuovo movimento. Si è parlato naturalmente del futuro, delle alleanze, del rapporto con Giuliano Pisapia, della necessità di fare fronte comune, di allargare il campo, di tessere una tela unitaria. Ma soprattutto si è ragionato di idee e di progetti.
Interventi come quelli di Massimo D’Alema, e di Roberto Speranza, rafforzati anche dalle interviste che in queste ore ha rilasciato Pierluigi Bersani, dicono con chiarezza una cosa sola: bisogna rappresentare e dare voce alla sofferenza sociale del Paese, che è ampia, articolata, profonda, e chiede da troppo tempo risposte. Le ha chieste al Pd, senza trovarle. Oggi le chiede a noi.
Le risposte vanno trovate costruendo una comunità, come abbiamo sottolineato anche in Parlamento, dove in questi giorni, pur votando la fiducia, non abbiamo votato il decreto in favore delle banche venete. Costruire comunità significa ascoltare i territori, aggregare, discutere. Non certo andare avanti, ad esempio, a colpi di Fiducia, senza possibilità di discussione. Non certo confezionare decreti sulla misura di esigenze legate ai poteri ma ascoltare i cittadini.
E poi, sulla sofferenza sociale, avere coraggio.
La nostra agenda politica è, in questa fase, innanzitutto economica e sociale. Lavoro, reddito, equità, giustizia sociale. Sono questi i punti cardinali del nostro progetto politico. C’è spazio per queste idee nel governo Gentiloni?
C’è ascolto e disponibilità rispetto alla grande questione sociale aperta in questo Paese, che riguarda la distribuzione del reddito, la mancanza di lavoro, la sofferenza dei ceti medi e popolari?
Se sì, si lavori ad una svolta decisa. Noi abbiamo apprezzato molto il passaggio da Renzi a Gentiloni: sono cambiati i toni, il linguaggio, lo stile. Non è poco ma non è abbastanza. Ci vogliono anche le politiche. Le scelte che si stanno mettendo in campo, a cominciare dai voucher e dalle banche, non vanno nella direzione che auspichiamo. In autunno ci sarà la manovra economica. Lì ci aspettiamo un segno netto di discontinuità, un’attenzione chiara ai ceti popolari, un tratto deciso sugli investimenti e sull’occupazione. In mancanza di questi elementi sarà difficile chiederci l’ennesimo atto di responsabilità. Prevarrà, a quel punto, la responsabilità verso le nostre idee, la nostra identità, la nostra visione, la nostra gente.


Luisa Bossa

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