#99 – Gli incendi si spengono venti anni prima

#99 – Gli incendi si spengono venti anni prima

Fare del Vesuvio, non un problema, ma una risorsa. Non solo rischio ma opportunità. E’ stato con questo spirito che mi sono mossa quando ero sindaco di Ercolano e, per un periodo, contemporaneamente presidente della Comunità del Parco del Vesuvio.
Fu la fase delle installazioni di arte moderna lungo il percorso del vulcano, quella mostra permanente a cielo aperto chiamata Creator Vesevo. Dieci opere da tutto il mondo a segnare il percorso verso il gigante. E da lì, l’idea complessiva di mettere il vulcano, lo straordinario patrimonio che intorno a lui fiorisce, al servizio del territorio, come un alleato non come un avversario.
E’ passato del tempo da allora. Lo si vede in questi giorni desolanti. Una sconcertante sequenza di incendi ha devastato i boschi, la vegetazione, lambito le case, allontanato gli animali, alterato – mi auguro in modo non irrimediabile – l’equilibrio delicatissimo di quell’ecosistema. Incendi dolosi, si è detto sulle prime. La magistratura appurerà le responsabilità e, mi auguro, soprattutto gli scenari, partendo – io spero – dalla domanda inevitabile, e cioè a chi giova tutto questo?
La relazione del Ministro Galletti tenuta alla Camera sul tema è stata evasiva, deludente, senza una parola sulle responsabilità politica e senza un’idea per la programmazione. Migliaia di ettari di bosco andati in fiamme, case in pericolo, patrimonio distrutto: ma il ministro non sa dire come sia stato possibile.
A noi, invece, spetta proprio il compito di riflettere sul perché non siamo riusciti né a fare del Vesuvio una risorsa né a proteggere quello che il Parco di suo rappresenta per il territorio. Dice uno studioso che gli incendi si spengono venti anni prima che avvengono. Lo si fa con la prevenzione, la cura, la tutela del territorio. E’ evidente che pesa sul destino di quella ampia zona una generale inefficienza degli enti preposti, all’interno di una difficile e mai realizzata amalgama tra comuni, Parco, Regione.
Nella prospettiva di quell’area, come luogo unico e coordinato di tutela e valorizzazione, non ci ha mai creduto nessuno. Anche quelli che in queste ore si stracciano le vesti adombrando interessi occulti, trame oscure, colpe sempre esterne, come calate dall’alto, in realtà dovrebbero cominciare dal prendersi ciascuno le proprie responsabilità. Se gli incendi sono dolosi, si dovranno accertare colpevoli e moventi. Ma intanto se il patrimonio boschivo fosse stato correttamente manutenuto, e non letteralmente abbandonato a se stesso, non si sarebbero avuto danni così ingenti. Se fosse stata costruita per tempo una rete di sentinelle del territorio, di esperti, anche di giovani volontari, o squadre di operai addestrati, presenti sulle zone, pronti a intervenire, le fiamme non si sarebbero propagate in modo così violento e insistente; se ci fosse stato un minimo di preparazione, di organizzazione, e non questa visibile, sconcertante sottovalutazione del problema (con i sindaci fuori dai loro territori mentre la casa brucia), questa improvvisazione, avremmo contenuto problemi e disagi; se si fossero realizzate per tempo e sul serio le iniziative di videosorveglianza tante volte promesse, con telecamere e vigilanti per combattere gli sversamenti abusivi, le azioni fuorilegge, e anche le attività criminali degli incendiari, forse si sarebbe insinuato qualche deterrente più efficace.
Invece, non si è fatto nulla. Molte polemiche, poche azioni. Ecco perché questo abbraccio di fiamme che ci ha riempito di vergogna, oltre ad avere dei responsabili materiali, ha anche colpevoli morali e politici, che devono essere incalzati e messi di fronte alle loro responsabilità.
Per il futuro, la strada non può essere che quella già segnata da molti ambientalisti e da alcuni di noi, da tempo. Un grande piano Vesuvio. Un piano di investimenti, soprattutto sul capitale umano. Giovani sentinelle contro i fuochi e contro i saccheggi. Un incrocio di figure professionali e volontari, una mobilitazione che sia tutela, vigilanza, protezione, manutenzione e promozione turistica. Certo, le fiamme hanno arso ettari di bosco. Lì dove c’era vegetazione viva oggi ci sono ceneri e braci. Ma il Vesuvio è lì. La natura ha una straordinaria capacità di rigenerazione. Possiamo ancora fare molto. Mettiamoci al lavoro per trasformare il nostro vulcano da pericolo a risorsa, da nemico potenziale a grande alleato.


Luisa Bossa

Comments are closed.