Come spesso accade alle vicende della vita, si parte da una cosa semplice e si arriva alla verità.

I dialoghi degli “Amó”, che qui raccogliamo in rassegna e divisi in categorie, sono siparietti fotografati di istinto, quasi per gioco. Sul treno, o in altri luoghi pubblici. Una coppia di giovani che parla. Dicono cose essenziali, schiette. Se le raccontano come fanno i ragazzi di oggi: con un gergo tutto loro, ma anche con una immediatezza inedita per quelli di altre generazioni.

Li ho ripresi una prima volta per simpatia, condividendo quei dialoghi ascoltati per caso e proiettati, come per fissare un momento, o aprire un dialogo, una riflessione collettiva, sui social network. Poi ne è uscita una narrazione. Quella coppia, nata dal vero, si è strutturata a metà strada tra il reale e l’immaginario. E’ diventata di carta. Personaggi più che persone, a cui affidare uno sguardo sul mondo. Quei dialoghi strappati al quotidiano, tra un sorriso e una riflessione, sono così cresciuti. Fino a diventare quasi una storia.

Le parole che sembrano scollegate, le frasi che sembrano finite, in realtà tessono un filo più lungo. E’ l’ordito della vita comune dei nostri ragazzi. La trama di un racconto di generazione, che forse ci aiuta a capire di più chi abbiamo di fronte, a calarci nel grumo emotivo a volte inespugnabile, a spogliarci della diffidenza, a mescolarci nei linguaggi, a comprenderci, e renderci a nostra volta comprensibili.

Ecco perché ho pensato che potesse essere utile sottrarre i dialoghi degli Amó al flusso, a volte bulimico, dei social network, e fissarlo qui, sul mio sito web, in una sezione speciale di raccolta arricchita dalle illustrazioni originali di Giacomo Di Niro.

Penso in questo modo di dargli cornice, sostanza, continuità di racconto, totalità di sguardo. E, in fondo, sottolineare una parola sola. La loro.

Luisa Bossa